Open Source e Software Libero

opensourceE’ il momento storico piu’ difficile per scrivere un articolo sull’Open Source: questo termine ha abbandonato l’esclusivita’ degli ambienti tecnici, e sta’ lentamente entrando nel quotidiano tramite diverse fonti di informazione, generando dubbi e falsi miti.

Parlare oggi di Open Source e’ in pratica come parlare di un “nuovo mondo” per le PMI e gli utenti privati; un nuovo mondo pieno di risorse e possibilita’.

E’ ora di mettere in luce alcuni concetti-chiave...
 
 
La prima cosa da sapere sull'Open Source, e' che non si tratta di niente di nuovo, passeggero o di moda.
 
E’ bene chiarire da subito che quando comunemente ci riferiamo all'Open Source, in realta' ci riferiamo a una categoria di software piu' ampia: il FOSS, acronimo di Free and Open Source Software, che si puo' tradurre con "Software Libero e Open Source".
In realtà si tratta di una questione di licenze, cioè le condizioni d’uso relative a un programma; esistono software che sono all’interno della categoria “Software Libero” e altri che stanno nella categoria “Software Open Source”.
 
Il software FOSS è composto da Software Libero e Software Open Source ma i due insiemi non sono sovrapposti: in altre parole è possibile trovare software che aderisce a l’una o l’altra filosofia.
In realta in questi due insiemi troviamo molteplici tipologie di licenze (BSD,Apache,GPL,MIT e molte altre), create negli anni e smistate in uno dei due insiemi in base alle caratteristiche della licenza stessa. Tutto cio’ che non è software FOSS è chiamato Software Proprietario.
Nel presente articolo userò i termini FOSS, Open Source, e Software Libero come equivalenti per motivi di leggibilità.
 
Perchè un’azienda dovrebbe affidarsi a software FOSS?

Un'azienda ha come obiettivo il proprio profitto, e pertanto deve effettuare le migliori scelte di business per conseguire questo obiettivo. L’informatica riveste ormai un ruolo chiave nel business di molte imprese, e il Software Libero si posiziona come un'ottima opportunità in questo campo.
Un'azienda deve essere ben conscia di quelli che sono I costi e I benefici aziendali legati all'informatica, soprattutto di quelli che sono “nascosti”.

Che genere di Costi “nascosti”?

Non di rado si tiene in considerazione il solo costo di adozione (e, più raramente, quello di mantenimento) di una tecnologia.
Il costo reale di una tecnologia informatica dovrebbe includere i costi iniziali di implementazione e di mantenimento, ma soprattutto i costi di dismissione di quella tecnologia.
Quest’ultimo è detto “costo di switch”, e denota tutti i costi relativi a cambiare una soluzione in uso con una diversa. Il caso tipico è il rilascio di un software piu’ recente (Microsoft Office e Windows Xp-Vista-7 ce l’hanno insegnato molto bene), o di un problema con il software in uso (la software house che lo ha prodotto ha cessato la sua attività).

Un problema particolarmente spinoso di questa questione, e che richiede solitamente una grande mole di lavoro, è la conversione dei dati dal vecchio software ad un eventuale nuovo software: il software proprietario utilizza in genere formati relativi ai file (pensiamo ai file doc, o ai file di un gestionale) che limitano il passaggio (spesso volontariamente) a qualcos'altro, in modo da vincolare il cliente, e rendono la migrazione difficile e costosa.

 

"In economia,  è detto lock-in un fenomeno per il quale un cliente è dipendente da un fornitore per prodotti o servizi, impossibilitato a cambiarlo senza sostanziali costi di switch. Spesso questo tipo di politica è soggetta ad azioni antitrust causate da questo tipo di monopolio [..]"

 
Quindi quando parliamo di “lock-in tecnologico”, parliamo di imprese che sono dipendenti da un particolare fornitore, e non possono cambiare tecnologia a meno di un significativo investimento economico.

Ma un’azienda che non si occupa di informatica è in grado di fare queste previsioni?

Generalmente no, a meno che non abbia dei responsabili informatici interni con una certa esperienza. Per valutare questi aspetti ci si deve necessariamente rivolgersi a consulenti esterni. La cosa importante di questi consulenti è che devono fare gli interessi del loro cliente e proporgli la migliore soluzione, non quella per cui hanno fatto una certificazione o a cui sono affezionati per motivi storici.

E’ una caratteristica rara di questi tempi, ma che puo’ essere riassunta in due regole:

-diffidare di chi propone sempre un solo tipo di fornitore
-diffidare di chi non riesce a fare comparazioni ragionevoli

I primi sono legati a un brand per motivi di certificazioni o altro, e molto spesso scelgono una soluzione, piuttosto che proporre un’alternativa, per motivi commerciali svincolati dalla qualità effettiva della soluzione stessa. I secondi non hanno un approccio realistico al problema: conoscere le alternative e saperle paragonare in maniera sensata ( ogni genere di soluzione ha i suoi particolari pro e contro ) è un tipo di competenza che non può essere facoltativa per un’azienda di consulenza.

Parliamo quindi di Software Libero...

La differenza tra il Software Libero e quello Proprietario è che con il software libero non vi sono costi legati alle licenze d’uso sul software.
E’ una cosa molto importante: quanti programmi si fanno pagare un canone annuale (o una tantum) per il solo fatto di poterli usare? Questi costi non sono legati a lavoro aggiuntivo o migliorie/aggiornamenti ma si dimostrano nel tempo per quello che sono: costi parassitari che di fatto limitano la concorrenza, la qualità del software e le scelte che un’azienda puo’ fare. In periodo di crisi, è bene tenerne conto.

Quindi con il Software Libero è tutto gratis?

Software Libero non significa che il software non ha alcun tipo di costo.
La free software fundation chiarisce questo concetto con "free software is free speech, not free beer": il software libero è libertà di parola, non birra gratis.
Quello che in realtà si paga, pero', sono sevizi aggiuntivi (consulenza, garanzia di servizio, personalizzazioni, formazione, ecc..) legati al software, che lo rendono più competitivo con il passare del tempo. Quello che si paga quindi è effettivo lavoro. In mancanza di servizi aggiuntivi l'Open Source non ha costi legati all'utilizzo del software. 

Ma non sono gli stessi costi del Software Proprietario con un nome diverso?

Niente di più falso: questi costi  implicano che quello che viene retribuito alle persone che propongono Open Source, e' lavoro, e non sono aridi costi legati al mero utilizzo del software. Costi che nella grande maggioranza dei casi non implicano nessun tipo di aggiunta/miglioramento del software ( costi fissi, e solitamente sempre crescenti).
Un’azienda, bilancio alla mano, puo’ decidere se mettere da parte i soldi risparmiati per i costi di licenza o reinvestirli sul software per migliorarlo e personalizzarlo.
Se si spende, con il software Open Source, si ottiene sempre qualcosa in più. 

Parliamo della qualità del software: con il Software Proprietario si paga anche la possibilità di alzare il telefono e chiamare qualcuno in caso di problemi.

Per prima cosa Software Libero non significa “software anonimo”. Dietro a ogni programma vi sono i nomi e i cognomi delle persone che lo hanno sviluppato, quindi il rischio di non sapere a chi rivolgersi è in realta inesistente. Un’azienda che basa il suo business sull’Open Source si assume la responsabilità di tenerlo aggiornato, apportare migliorie o modifiche e correggere eventuali problemi.
D’altronde che garanzia di qualità e sicurezza ci dà un prodotto a scatola chiusa?

Stai dicendo che un software proprietario non è sicuro?

Ricordo che qualche anno fa, all’interno di Microsoft Excel, vi era la possibilità ( tramite una combinazione di tasti ), di fare partire un piccolo simulatore di volo che i programmatori avevano inserito per scherzo all’interno del programma. E se invece ci fosse stato qualcos’altro? Non è’ raro che alcune software house inseriscano codice all’interno dei loro programmi atto a raccogliere informazioni sui propri clienti per indagini di mercato.
Nel software Open Source, anche nel caso non ci fidassimo di migliaia di utenti che hanno controllato, corretto e ricontrollato il software perche sia “a posto”, è sempre possibile consultare una persona fidata che controlli il software per noi in modo da poter dormire sonni tranquilli.
Questo non significa che tutti i software proprietari contengono malware. Significa che anche se lo contenessero, non avremmo mai la possibilità di saperlo.

In aggiunta, una grossa enterprise non ha interesse nel coprire velocemente i “buchi” del proprio software.

Nel mondo del software libero, la risoluzione di eventuali problemi è estremamente rapida. Per i problemi più significativi si sono viste soluzioni pronte nell’arco di 24h. Per una controparte proprietaria si è arrivati a volte, ad attendere 10-18 mesi.
 
Il software libero puo’ coprire tutte le esigenze di un’azienda?

Il mercato del software libero è più che fiorente: siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia di programmi. Nella maggior parte dei casi da un’idea “di base” nascono diversi software che rappresentano i diversi modi di soddisfare un’esigenza, come puo’ essere ad esempio quella di masterizzare un cd-dvd. Oppure puo’ accadere che alcuni sviluppatori non siano sufficientemente soddisfatti del lavoro che stanno portando avanti, e alcuni decidono di procedere con lo stesso software ma in una direzione diversa.
E possono farlo, grazie al software libero! Anzi, paradossalmente la multi-etnia del software è un fenomeno incoraggiato all’interno dell’open source, in quanto stimola la concorrenza tra diversi software e quindi l’innovazione e la qualità.

Linux, per esempio, è semplicemente il “cuore” del noto sistema operativo: l’unione di questo cuore e di alcuni programmi rappresenta una “distribuzione”. Come si vede dall’immagine in pochi anni sono uscite tante “variazioni sul tema” per andare incontro alle più svariate esigenze: esistono “distribuzioni” per fare audio e musica, o creare sistemi server o semplicemente ambienti desktop per lavorare o giocare.
Ed è proprio questo il bello: voglio un programma ad-hoc per la mia azienda? inutile reinventare la ruota, dato che si puo’ modificare quello che già c’è ed è ben sviluppato. Quindi pago il lavoro effettivo per alcune personalizzazioni ad-hoc per le mie esigenze. Nel software libero puo’ essere il software ad adattarsi all’utente e non viceversa.

Qualche esempio di software di largo uso?
Anche ammettendo che Linux non lo sia, abbiamo due ottimi esempi con Mozilla Firefox ( software libero appoggiato da una fondazione ) e Google Chrome ( software libero sviluppato e rilasciato da una grande azienda di tipo enterprise ), che sono software ormai di largo uso. Pensiamo ad Android, che stà spopolando il mercato delle applicazioni mobili, ed è un software Open Source.

Sicuramente se pago un software importante centinaia o migliaia di euro ho la garanzia del suo funzionamento....

Parzialmente vero. Immaginiamo di acquistare un software come Autocad ( una spesa piuttosto elevata ). In realtà gli sviluppatori di Autocad hanno interesse a far andare il loro software su qualsiasi sistema in cui possa essere installato, e questo a qualsiasi costo, per evitare di dover fornire assistenza tecnica.
Quello che in realtà succede è che a volte si installa qualcosa, e il resto smette di funzionare....questo perchè nessun software proprietario puo’ avere conoscenza degli altri software che ci saranno su un computer, e quindi le possibilità di incompatibilità diventano elevate. Non è mai capitato che, dopo aver installato un determinato programma, il sistema abbia iniziato a dare problemi?

Ma non c’è qualche fregatura dietro al software libero? qualche costo “nascosto”?

E’ notizia di un paio di anni che il comune di Bologna ha adottato OpenOffice al posto di Microsoft Office. Risparmiano circa 200.000€ di licenze all’anno (investendo solo una piccola parte di questi il primo anno per la formazione relativa a OpenOffice). Chiaramente hanno un’azienda di consulenza che li segue e che pagano per la formazione e per l’assistenza tecnica.
 
Sicuramente c’è da fare un investimento iniziale per passare a software libero, è consigliabile in tempi di crisi?

Per prima cosa in tempi di crisi bisogna innovare per restare competitivi, e bisogna tagliare le spese “inutili” come puo’ essere un costo di licenza, che è un costo fisso che non genera alcun valore aggiunto.
Inoltra bisogna limitare I vincoli che incidono sul proprio business per evitare un “effetto domino”: il famoso “lock-in”, cioè l’obbligo di rivolgersi a un ben determinato fornitore, è un fenomeno molto pericoloso in tempi di crisi. Se domani i fornitori del mio gestionale, o di un altro software dovesse chiudere? A chi ci si potrebbe rivolgere? la risposta solitamente è “nessuno nelle vicinanze”.
Il software libero dà la possibilità di rivolgersi a un ampio bacino di fornitori, in modo da non essere vincolati dal lato cliente, e stimolare la competitività dal lato fornitore.
Noi, come azienda che fornisce software libero, abbiamo tutto l’interesse a fornire i migliori prezzi, la migliore qualità e il miglior servizio al cliente, dato che il nostro prodotto è alla luce del sole e chiunque altro puo’ fare un offerta per controbattere la nostra.

Sembra tutto cosi insolito....

Nel mondo dell’informatica ci siamo abituati a seguire dei disvalori estremamente dannosi. Proviamo a pensare agli antivirus. Software sui quali si è creato un immenso mercato. Io non ho antivirus, il software che uso tutti i giorni per inviare mail, ascoltare musica, navigare in internet (e molto altro) non puo’ essere colpito da virus.
Utilizzo il computer in tranquillità conscio del fatto che “navigo” in un ambiente sicuro e che non puo’ soffrire di questi problemi.